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04/09/2018, 01:27

rca,frodi,furti



Furti-d’identità:-è-allarme


 Anche le frodi assicurative si evolvono: siti internet farlocchi vendono Rca fasulle e si appropriano dei dati personali degli automobilisti. A rischio le carte di credito



In cerca di una polizza auto online? Occhio ai furti d’identità: sono la nuova frontiera delle frodi assicurative su internet. A lanciare l’allarme è l’Ivass (l’Istituto che vigila sul settore), che nel 2017 ha individuato 57 "tecno-truffe"; erano soltanto 8 nel 2016.

PIÙ SOFISTICATI
I "pirati online" si sono evoluti. Non solo vendono Rca fasulle, spacciandosi per intermediari. Ora adottano la tecnica del "phishing": truffa online che richiama il verbo "to fish" (pescare) e consiste nel far abboccare all’amo la vittima. La quale, convinta della buona fede dell’interlocutore, non esiterà a fornire le informazioni personali, inclusi i codici di accesso della carta di credito (tradizionale o prepagata).

TRIPLA STANGATA
L’automobilista si ritroverà con la carta svuotata. Senza essere assicurato, perché la Rca è finta: in caso d’incidente, dovrà risarcire l’altro guidatore. Ma non è escluso, tra l’altro, che i suoi i dati vengano utilizzati da organizzazioni criminali per costruire identità con cui commettere reati. E quest’ultima, probabilmente, è la conseguenza più pesante dell’intera truffa.

I SITI
I siti internet che fanno "phishing" cercano di "pescare" clienti in classi di merito penalizzanti. Questi assicurati pagano Rca costosissime (specie al Sud): sono neopatenti, oppure, automobilisti che hanno causato più di un incidente.
La falsa polizza è allettante e temporanea: una cinquantina di euro per pochi giorni. Non può non fare gola, considerato che per una Rca annuale le compagnie arrivano a chiedere 1.500-2.000 euro.
Ad attrarre è la veste grafica del sito, che, spesso, richiama quella di note imprese assicuratrici. Operazione analoga per il nome, simile a quelli di broker operanti in Italia nel ramo Rca. Nel sito compaiono (abusivamente) pure le certificazioni Ania (l’Associazione delle assicurazioni), ovviamente estranea alla vicenda. Per rendere il tutto più credibile, vengono anche creati profili sui social network.
Il guaio è che, appena scoperti dalle forze dell’ordine, questi portali pirata vengono abbandonati. E i truffatori ne creano subito altri: ecco perché l’Ivass ritiene che, dietro il business dei ladri d’identità, ci siano "poche centrali criminali", in grado, però, di muoversi con estrema scaltrezza.

Simone Vergani - Al Volante


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