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30/08/2018, 10:10

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L’immigrato-guida-peggio-dell’-italiano
L’immigrato-guida-peggio-dell’-italiano


 Ma la sua polizza non può aumentare. Statisticamente, gli stranieri commettono molti più incidenti Per i giudici, tuttavia, chiedere un premio più alto è razzismo



Alessia Pedrielli - La Verità
Gli immigrati guidano peggio. Ma, per loro, (e solo per loro) la polizza Rc auto non può aumentare. Per quale motivo? Perché chiedere un premio più alto significherebbe discriminarli. È l’ennesima follia di un’Italia immersa fino al collo nelle discriminazioni al contrario diventate norma. I buonisti hanno segnalato, i giudici sono intervenuti e le compagnie si sono adeguate. Così, però, i costi del maggior rischio, come al solito, ce li accolliamo noi.

Il punto è semplice. Com’è noto, da quando esistono le valutazioni che le compagnie mettono in atto per la stipula dei contratti di copertura assicurativa, Rc auto compresa, si basano su parametri più o meno discutibili, ma legati, comunque, a dati statistici. Ora, è importante sapere che queste categorie sono tutte valide, comprese le zone di residenza e la professione, a eccezione di una: la nazionalità di appartenenza. Esclusa a suon di sentenze dai parametri di calcolo dei prezzi. Le principali compagnie che si occupano di Rc auto, infatti, sono state costrette, negli ultimi anni, da una serie di sentenze sfavorevoli ad abolire le differenze nei costi della polizza che si basassero sulla nazionalità dell’assicurato.

L’ultima in ordine di tempo è stata la Linear, la compagnia online del gruppo Unipol, alla quale il tribunale di Bologna ha intimato, nei giorni scorsi, di far «cessare la condotta discriminatoria», eliminando la domanda sullo Stato di nascita dai format di richiesta preventivo. Il processo era stato intentato dall’Associazione studi giuridici sull’immigrazione, la quale, agitando lo spettro di «polizze etniche», ha ottenuto ragione dai giudici bolognesi.

Fino al 2012 le cose andavano diversamente. le principali compagnie, come Linear, Quixa, San Paolo, Con te, Ubi, Zurich e Genialloyd adottavano tariffe maggiorate fino a 250 euro soprattutto per cittadini polacchi e romeni, prevedendo nella stipula delle polizze una differenza tra quanto richiesto agli italiani e quanto richiesto agli stranieri. All’improvviso, alla fine del 2011, sulla scorta di una segnalazione della solita Associazione di studi giuridici, le aziende si videro piombare addosso nientemeno che l’Istituto di vigilanza e l’ufficio antidiscriminazioni della presidenza del Consiglio. E, come molte altre, si adeguarono alla richiesta di parificazione dei premi.

Prima di cambiare rotta, però, interpretando anche la condotta delle colleghe, Hdi (un’altra delle compagnie assicurative coinvolte) spiegò quello che sarebbe successo. La compagnia, costretta dai giudici, avrebbe rinunciato agli effetti della variabile cittadinanza, ma inevitabilmente questo avrebbe comportato la distribuzione su tutti gli assicurati dei costi della maggior sinistrosità (documentabile) di alcune cittadinanze diverse da quella italiana. In altre parole le maggiori uscite sarebbero state distribuite su tutti gli assicurati, facendo salire l’ammontare delle polizze.

Ma allora è proprio vero che gli immigrati guidano peggio? Secondo i colossi del rischio sì. «Il fattore cittadinanza, secondo comprovate evidenze statistiche, rappresenta uno dei fattori che predice la rischiosità, ed esattamente come età, professione, tipologia di auto corrisponde a una tipologia di comportamento di guida e, di conseguenza, una tipologia di rischio», spiegava, ormai anni fa, Zurich connect per tentare di giustificare le proprie scelte. «La determinazione del premio assicurativo si basa sull’osservazione statistica di numerosi parametri, che concorrono a determinare il rischio a cui la compagnia si espone in relazione a ogni polizza venduta. Ciascuna variabile, compresa la cittadinanza, è caratterizzata, infatti, da una differente sinistrosità ed è in base a questa misura puramente statistica che il premio finale subisce oscillazioni», le facevano eco le altre compagnie.

La stessa linea è stata tenuta dall’Associazione nazionale imprese assicuratrici (Ania), che ha partecipato a diversi incontri e tavoli tecnici sul tema nel tentativo di far rientrare l’ingiustificato allarme: «Il parametro della nazionalità, una volta verificata la sua validità su base statistica e ferma la libera scelta dell’impresa in merito al suo impiego, agisce al pari di tutti gli altri fattori che differenziano il rischio e che vengono applicati senza alcuna motivazione discriminatoria riferibile alla persona in sé né tanto meno sulla base preconcetti di natura etnica o razziale», spiegavano gli esperti, «esattamente come avviene per la differenziazione del premio tra assicurati italiani residenti in aree territoriali diverse». E invece niente. Secondo le associazioni che difendono i diritti degli immigrati, ed evidentemente anche secondo i giudici, «la cittadinanza non ha impatto sulla capacità di guida degli utenti, pertanto le tariffe che tra i fattori di rischio inseriscono lo Stato di conseguimento della patente di guida desunto da quello dove è nato il conducente, sono contrarie al diritto dell’Unione europea e alla legge italiana» e, come tali, vanno eliminate.


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