Lorem ipsum dolor sit amet, consectetur adipisicing elit, sed do eiusmod tempor incididunt ut labore et dolore magna aliqua. 
assisoleil
Lorem ipsum dolor sit amet, consectetur adipisicing elit, sed do eiusmod tempor incididunt ut labore et dolore magna aliqua. 

facebook
linkedin
android
appstore
instagram
580b57fcd9996e24bc43c543
Lorem ipsum dolor sit amet, consectetur adipisicing elit, sed do eiusmod tempor incididunt ut labore et dolore magna aliqua. 
Insert title
Insert subtitle
Lorem ipsum dolor sit amet, consectetur adipisicing elit.
Insert title
Insert subtitle
Lorem ipsum dolor sit amet, consectetur adipisicing elit.
6a00d83451b36c69e201b7c8cd59ee970b-600wi
Section Title
Lorem ipsum dolor sit amet

Articoli Recenti

Lorem ipsum dolor sit amet, consectetur adipisicing elit, sed do eiusmod tempor incididunt ut labore et dolore magna aliqua. 
24/08/2018, 01:16

tibet,yak,assiciurazione,groupama,assisoleil



Tibet,-yak-con-l’assicurazione-Groupama!
Tibet,-yak-con-l’assicurazione-Groupama!
Tibet,-yak-con-l’assicurazione-Groupama!


 Groupama oggi assicura 700 mila yak in questa prefettura autonoma tibetana di Ngawa, grande come due volte la Svizzera. In Tibet è dura la vita dell’allevatore a 3.600 metri d’altitudine sugli altopiani tibetani della provincia cinese di Sichuan.



Marta Olivieri - Italia Oggi

In Tibet, gli allevatori nomadi assicurano i loro yaks, i buoi locali: 

sono quasi 700 mila i capi di bestiame che beneficiano di un sistema che permette anche di lottare contro il sovrapascolo che porta all’esaurimento delle risorse. Gli animali vengono dotati di microchip con i quali vengono tenuti sotto controllo. E in questo modo le società di assicurazione aiutano le autorità locali a censire gli animali e a elaborare delle statistiche. Modernizzando le pratiche del mondo degli allevatori tibetani, il governo locale spera di integrare ulteriormente queste al modello economico cinese.


In Tibet è dura la vita dell’allevatore

a 3.600 metri d’altitudine sugli altopiani tibetani della provincia cinese di Sichuan, nel distretto di Hongyuan conosciuto per la popolazione nomade. Il freddo è la sfida maggiore. A un inverno inclemente molti yak, pur essendo animali molto resistenti, potrebbero non sopravvivere. Nella bella stagione il pastore è costretto ad allontanarsi per centinaia di chilometri dal villaggio per trovare il pascolo giusto per i propri animali e deve passare molti mesi in tenda realizzata con il pelo degli yak.

Asan, un pastore nomade tibetano della provincia cinese di Sichuan, ha stipulato un’assicurazione con il gruppo francese Groupama che gli rimborsa gli animali persi.


Groupama oggi assicura 700 mila yak

 in questa prefettura autonoma tibetana di Ngawa, grande come due volte la Svizzera. E chiusa episodicamente agli stranieri negli anni che sono seguiti alle rivolte tibetane del 2008 delle quali è stata una dei focolai. E’ una esperienza unica in Cina, come ha riportato Le Monde. L’allevatore riceve 2 mila yuan (260 euro) per ogni yak morto. Il premio assicurativodi 130 yuan per ogni animale è sovvenzionato per l’80%dal governo locale dal 2013, quando è partito l’esperimento che non ha uguali nel mondo. La compagnia francese e il suo partner cinese, Avic, non hanno ancora avuto le autorizzazioni per impiantarsi anche altrove. In questo contesto agricolo fragile la presenza dell’assicurazione è uno strumento per renderlo più dinamico e per modernizzarlo. E per supportare gli sforzi delle autorità locali contro il sovrapascolo, che significa l’esaurimento delle risorse. Questa politica di lungo termine del governo cinese è chiamata tuimu huancao (ritirare gli animali per far ritornare l’erba) in nome dello sviluppo durevole. Il soverapascolo favorisce la desertificazione.

Groupama si è insediata nella regione di Ngawa nel 2013

, quando le autorità hanno riaperto la regione e quando Internet è ridiventato accessibile. L’aumento del turismo ha creato una maggiore domanda di carne e di prodotti legati agli yak considerati bio. La carne di un bue tibetano viene venduta fra 5 mila e 8 mila yuan al prezzo di mercato (da 600 euro agli oltre mille euro a capo). Gli assicuratori hanno dovuto lavorare in coordinamento con il governo locale e farsi accettare dagli allevatori e anche dalle autorità religiose.L’adozione dei microchip per censire i capi è stato un argomento convincente per il governo locale che in questo modo può effettuare censimenti e statistiche. Ma la tecnologia permette anche all’assicurazione di capire i vari tipi di sinistro che possono colpire gli animali assicurati. Nel 2017 sono stati registrati 926 attacchi agli yak e 628 quest’anno, fra gennaio e aprile. Inoltre, la presenza dell’assicurazione ha fatto nascere un’associazione di produttori di carne di yak e ha fatto costruire un inceneritore per gli yak morti. Per ogni yak incenerito l’allevatore, in possesso della relativa certificazione, viene indennizzato. E questo per evitare rischi sanitari dovuti alla vendita di carne di una besta malata.


1
580b57fcd9996e24bc43c543
groupama
Lorem ipsum dolor sit amet
Insert title
Insert subtitle
Lorem ipsum dolor sit amet, consectetur adipisicing elit.

Lorem ipsum dolor sit amet

Insert title
Insert subtitle
Lorem ipsum dolor sit amet, consectetur adipisicing elit.
Create a website