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 Non si applica l’esclusione di portata generale prevista dal Codice civile. Prevale il principio di solidarietà a favore del danneggiato



Giovanni Negri - IlSole24Ore
La copertura assicurativa si estende al danno provocato con dolo dal conducente. La persona danneggiata ha così diritto di ottenere il risarcimento dall’assicuratore perché non deve essere applicata la norma del Codice civile, articolo 1917, che, in materia di disciplina generale dell’assicurazione della responsabilità civile, esclude i danni derivanti da fatti dolosi.
La determinazione di questo principio di diritto, che riconosce una specificità alla responsabilità civile da circolazione stradale, è stata raggiunta dalla Corte di cassazione con la sentenza 20786 della Terza sezione civile, depositata ieri.

La vicenda sulla quale è intervenuta la pronuncia della Corte aveva al centro la richiesta di risarcimento dei danni presentata dalla vittima di quello che si era rivelato essere tutt’altro che un incidente, quanto piuttosto un vero e proprio tentato omicidio, realizzato attraverso una manovra di retromarcia dolosamente eseguita. Se in primo grado la richiesta era stata accolta, la Corte d’appello aveva invece accolto l’impugnazione presentata dalla compagnia assicurativa, negando qualsiasi diritto al risarcimento.

La Cassazione, tuttavia, accoglie il ricorso presentato dalla difesa dell’uomo, che aveva subito gravi danni a causa del reato, riconosciuto peraltro in sede penale, e rinvia per un nuovo esame alla Corte d’appello. La pronuncia di ieri muove da una premessa e cioè che la sentenza penale di condanna (nel caso quella di tentato omicidio) ha efficacia di giudicato nel processo civile di risarcimento del danno sia sul versante dell’esistenza del fatto, sia su quello della sua rilevanza penale, sia su quello dell’attribuzione di responsabilità. La condanna, però, non è vincolante per quanto riguarda le valutazioni e qualificazioni giuridiche sugli effetti civili della pronuncia, come nel caso dei danni che possono essere alla base di una forma di risarcimento.

Quanto all’altro punto affrontato dalla sentenza, la Cassazione mette in evidenza, con riferimento anche alla giurisprudenza comunitaria, la distinzione del rapporto tra assicuratore e assicurato, di solito confinato al campo privatistico e alla disciplina generale del contratto, dal rapporto tra assicuratore e danneggiato, che ha invece una fisionomia pubblicistica. Tanto più alla luce dell’allarme sociale provocato dalla gravità e frequenza degli incidenti provocati dalla circolazione dei veicoli. Ed è comunque una linea di tendenza del diritto europeo quella del riconoscimento dell’interesse prevalente del danneggiato.

Da questa "cornice" la Cassazione conclude che l’articolo 1917 del Codice civile non costituisce «il paradigma tipico della responsabilità civile da circolazione e che per l’operatività della garanzia per la Rca è necessario il mantenimento da parte del veicolo delle caratteristiche che lo rendono tale sotto il profilo concettuale (...), risultando indifferente l’uso che in concreto si faccia del veicolo». Indifferenza che, nella lettura della Corte, anche qui interpretando la disciplina comunitaria, si estende sino a ritenere che nella nozione di circolazione stradale indicata dall’articolo 2054 del Codice civile è compresa anche la posizione di arresto del veicolo.

Nel caso esaminato peraltro, nel quale la vettura venne utilizzata come una vera e propria arma, investendo più volte la vittima, non c’è incertezza sul fatto che comunque si trattava di circolazione del veicolo.
La sentenza comunque ricorda come la ricostruzione del sistema risarcitorio in vigore nel settore della circolazione dei veicoli preserva la facoltà della compagnia assicuratrice di rivalersi nei confronti dell’assicurato.


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